140.

  Prima di sferzare i costumi o riderne, il moralista odierno ha un compito preliminare da assolvere: determinare, posto che qualcosa avanzi, quanto nella morale non è che una manifestazione della specie.        

139.

  Pensare è una cosa, procreare un’altra, i valori sociali sono una cosa, quelli individuali un’altra. Bisogna avere il coraggio dei propri valori per sé, non per gli altri, e volerli per sé, non per gli altri, come pecore tiranniche. Siate lupi o crepate, o siate pecore una volta per tutte e non rompete i coglioni.      

138.

  Dei due modi di dissolvere l’identità personale.  – Negativamente, come riduzione a meccanismo, a ingranaggio anonimo e sostituibile, apparentemente privo di esigenze emotive o di storia personale, così dall’impiegato all’internato. Positivamente, come chi contempla il proprio flusso di coscienza come farebbe con un oggetto fisico, o la propria storia personale come una rappresentazione teatrale senza morale, così del saggio … Continue reading

Della vacuità necessaria.

  C’è, oltre ad altri possibili, un argomento cognitivo per cui non è possibile una teoria del Tutto “reale” che sia completa, cioé che spieghi effettivamente tutto, e allo stesso tempo coerente, cioé non contraddittoria. Esso consiste nella presenza del soggetto – l’osservatore, direbbe il fisico – che deve verificare la validità del riferimento teorico al “mondo reale”, qualsiasi cosa s’intenda … Continue reading

135.

Il senso del possesso è in funzione del distacco dall'oggetto posseduto; che si tratti di relazioni umane o di relazioni conoscitive. Qui è il paradosso, umanamente e conoscitivamente: quanto più si afferra l'oggetto, tanto più lo si perde.